Progetto

PROSODOL, one of the Best LIFE projects in Europe for 2014

 

The project was awarded in Brussels as one of the best LIFE projects that were succesfully completed in 2014.

_____________________________________________________________________________

The Final Report of PROSODOL

Read all PROSODOL results and achievements

 

Download the Report here and the Annexes.

Highlights of PROSODOL

Annex 1Annex 2Annex 3Annex 4Annex 5Annex 6Annex 7Annex 8, Annex 9 (ab), Annex 10, Annex 11Annex 12Annex 13, Annex 14 (abcde), Annex 15 (abc)

_________________________________________________________________________

PROSODOL was successfully completed on 31 December 2012.

Download all PROSODOL results and outcomes

Choose from the main Menu and read more details for PROSODOL "Actions" and "Results"

_____________________________________________

PROBLEMATICHE DI TIPO AMBIENTALE PRESE IN CONSIDERAZIONE

Il consumo di olive e di olio di oliva è considerato positivo per la salute, ma i sottoprodotti derivanti dall’estrazione dell’olio (acque di vegetazione – OOMW e sanse – SW) possono rappresentare un serio problema di natura ambientale conseguente alla loro produzione e trattamento nel caso non vengano prese determinate precauzioni. L’olio di oliva è un prodotto prezioso e dall’alto valore nutritivo, ma le tecniche impiegate per la sua produzione generano numerose ricadute negative sull’ambiente dovute soprattutto alla produzione di rifiuti, all’uso eccessivo di energia e di acqua, ecc…
L’industria di estrazione dell’olio di oliva rappresenta un importante settore produttivo nell’area del Mediterraneo. Tra i Paesi europei, ma anche a livello mondiale, Spagna e Italia sono i maggiori produttori di olio di oliva, mentre la Grecia è al terzo posto.
Complessivamente, per ogni tonnellata di olio di oliva vengono prodotti circa 1560 Kg di composti organici inquinanti (matrice secca) ed il carico inquinante generato dallo smaltimento di 1 m3 di OOMW è equivalente a 100-200 m3 di rifiuti urbani (corrispondenti a quanto prodotto da 100.000 persone). Tali inquinanti sono tossici a causa del loro contenuto in fenoli  (8.8-9.6% dei solidi volatili o 138-150 kg/t di olio di oliva).
Le acque di vegetazione sono caratterizzate da un alto BOD5 e da un alto contenuto in composti fenolici così come da un alto rapporto COD/BOD (2.05-2.35). Le acque di vegetazione hanno diverse caratteristiche che variano in funzione della varietà delle olive e dal grado di maturazione, dal clima e dalle caratteristiche del suolo e dal metodo di estrazione dell’olio. Le acque di vegetazione sono un liquido a matrice acquosa, scuro (per la presenza di polifenoli), dal cattivo odore e torbido, che contiene grassi in emulsione, è facilmente fermentabile ed ha un alto contenuto in sostanza organica (40-165 g/l). Il pH è basso (4,5-6,0), la conducibilità elettrica è alta (35.000 – 100.000 dS/m) ed ha un’alta concentrazione in polifenoli liberi (3.000-24.000 mg/l) dovuti all’idrolisi degli esteri e dei glicosidi contenuti all’interno della polpa delle olive e prodotti durante l’estrazione dell’olio. I principali costituenti della frazione organica delle acque di vegetazione sono rappresentati da proteine e zuccheri che sono facilmente biodegradabili e, in misura minore, da acidi organici, polialcoli, grassi, polifenoli e altre sostanze. La presenza di questo tipo di rifiuto nel suolo dà origine ad effetti fitotossici e antimicrobici mentre nei fiumi è in grado di diminuire il contenuto di ossigeno disciolto e la popolazione ittica ma aumenta il contenuto in sostanza organica e in K, Fe, Zn e Mn.
La produzione annuale di acque di vegetazione nei Paesi del Mediterraneo è stimata essere superiore ai 3x107 m3. Dall’altro lato, le sanse prodotto contengono quasi il 94% di sostanza organica e, sebbene possano avere un’azione molto positiva per i suoli agricoli, è stato dimostrato che esse contengono anche composti tossici e oli che, una volta distribuiti nel suolo, possono incrementare l’idrofobicità del suolo e diminuire la ritenzione idrica e il tasso di infiltrazione.
Nel bacino del Mediterraneo esistono grandi oleifici i quali, per la maggior parte, producono olio in base in base a quanto previsto dalla legge nazionale, e ciò significa che il trattamento dei rifiuti è incluso tra le attività dell’oleificio. Tuttavia, la maggioranza dei frantoi sono a conduzione famigliare, distribuiti sul territorio nazionale, i proprietari non sono ben informati sul rischio e sulle soluzioni e tecnologie alternative utilizzabili per il trattamento dei rifiuti oleari, mentre nel caso in cui siano informati, non hanno spesso la volontà  di adottare nuove tecnologie soprattutto a causa dei loro costi. Perciò, nella maggior parte dei casi, i rifiuti vengono smaltiti nell’ambiente senza essere trattati in modo appropriato (nei fiumi, nel mare, sulla terra, in lagune/stagni.
I metodi tradizionali per lo smaltimento delle acque di vegetazione sono:

a) Vasche di evaporazione: hanno lo scopo di eliminare l’acqua con l’aiuto dell’energia solare evitando una fermentazione anaerobica (vasche poco profonde)

b) Smaltimento nel suolo.

c) Incenerimento: dato l’elevato contenuto in sostanza organica delle acque di vegetazione, l’incenerimento può costituire un metodo interessante per il trattamento di questi residui, tuttavia, devono essere presi in considerazione alcuni aspetti svantaggiosi legati agli inceneritori (costo del combustibile, emissioni di gas, …).

d) Altri usi: i sottoprodotti oleari sono stati utilizzati come sorgente di prodotti fermentabili, e di conservanti a matrice grassa e oleosa (ad es. composti fenolici), ecc…
 
Si stima che la produzione annuale di acque di vegetazione nei Paesi del Mediterraneo sia compresa tra i 7 e oltre i 30 milioni di m3 in base alla corrispondente produzione di olive. La produzione totale media è di circa 10 – 12 milioni di m3/anno ed è concentrato in unbreve periodo dell’anno (Novembre –Marzo).

La Spagna è il più grande produttore al mondo di olio di oliva con circa il 30% della produzione. Il 92% dei 2,1 milioni di ha di oliveti che si estendono sulla superficie coltivata  del territorio spagnolo sono destinati alla produzione di olio, la produzione media annuale si assesta normalmente tra 600.000 e 1.200.000 tonnellate di cui il 20% viene esportato. L’Andalusia rappresenta il 60% della superficie coltivata ad olivo e il 75% della produzione di olio. La Spagna produceva il 20% dei rifiuti oleari del bacino del Mediterraneo (2-3 milioni di m3/anno) prima che fossero installati gli impianti di estrazione a due fasi nella maggior parte dei frantoi, che rappresentavano una fonte di inquinamento corrispondente a 10-16 milioni di abitanti nel breve periodo di frangitura. La produzione annuale di rifiuti con il processo di estrazione a due fasi da parte dell’intero settore produttivo spagnolo è circa di 4 milioni di tonnellate.

In spagna il settore dell’olio vergine di oliva è cresciuto nelle ultime decadi introducendo migliorie di natura tecnica e aumentando la sua capacità totale di trasformazione delle olive. Durante gli ultimi 20 anni il trend è stato quello di ridimensionare e ottimizzare il settore e abbattere i costi di produzione. Si è così passati dai 6.000 frantoi degli anni ’70 agli attuali 1750 registrati presso il Ministero dell’Agricoltura, Pesca e Alimenti spagnolo e che hanno fatto domanda per i sussidi.
Nella parte sud della Spagna, le acque di vegetazione sono state utilizzante come fertilizzante con risultati promettenti, nonché per l’irrigazione di alcune colture.

L’Italia è il secondo produttore europeo di olio di oliva. I 2/3 della produzione sono rappresentati da olio extra vergine con 37 DOP (Denominazione di Origine Protetta) diffuse su tutto il territorio nazionale. In Italia ci sono circa 6.180 frantoi e nella campagna 2006/2007 il quantitativo totale di olive lavorate è stato di circa 3.500.000 tonnellate con una produzione di circa 600.000 t di olio. Il 90% dell’intera produzione di olio proviene dalle regioni del Sud Italia:  Sicilia, Calabria e Puglia. L’introduzione di nuovi frantoi ha incrementato la produzione di rifiuti oleari a più di 2.000 t/anno di cui metà proveniente dalla Puglia.

Lo smaltimento dei rifiuti è regolato da leggi nazionali. La prima legge riguardante la gestione dei reflui oleari è stata la num. 319 promulgata nel 1976. Prima di essa era possibile riversare all’interno della rete fognaria. I frantoi avrebbero dovuto essere dotati di depuratori ma ciò non era stato possibile a causa dei loro prezzi molto elevati se messi in relazione alle piccole dimensioni dei frantoi. Nella seconda metà degli anni ’80 è stato applicato un sistema di deroghe che ha permesso lo smaltimento dei reflui nel suolo dal momento che è stato provato che l’impatto derivante dallo smaltimento su suolo coltivato è molto inferiore rispetto a quello relativo all’interno di corpi idrici sempre che i reflui siano distribuiti in quantità inferiori a certi limiti prestabiliti in funzione della superficie e del tempo. I limiti attuali sono stati fissati in base alla legge 574 del 1996 e sono pari a 50 m3/ha/anno per acque di vegetazione provenienti da impianti di estrazione tradizionali e 80 m3/ha/anno per le acque di vegetazione provenienti da impianti di estrazione a ciclo continuo. Tali limiti si applicano anche alle sanse.

La Grecia si pone al terzo posto al mondo come produzione di olio di oliva dopo la spagna e l’Italia. Esistono circa 2.800 frantoi soprattutto a Creta, Peloponneso, Grecia Centrale, penisola calcidica, isole ioniche e di Lesbo che operano tra ottobre e fine febbraio ogni anno. La produzione media di olio nell’annata 2006/2007 è stato di circa 250.000 t. Il 90% dei frantoi utilizza impianti a centrifuga, il resto impianti tradizionali (estrazione per pressione). Sebbene lo smaltimento dei reflui oleari nell’ambiente non sia permesso, si stima che ogni anno vengano smaltite fino a 1,5 milioni di t di reflui non trattati sul suolo o nei corpi idrici.

Il trattamento delle acque di vegetazione più diffuso in Grecia è rappresentato dalle vasche/stagni di evaporazione dopo la neutralizzazione dei rifiuti con calce, sebbene esistano molti casi di smaltimento all’interno di mare, fiumi e sotto terra. Esistono tuttavia casi di introduzione di tecnologie innovative per il trattamento dei rifiuti, ma soprattutto attraverso progetti di ricerca. Molte associazioni di categoria sono coinvolte in questi progetti, ma i benefici derivanti dall’adozione di tali pratiche non sono state diffuse in modo ampio fino ad oggi.

Durante il periodo produttivo (3-5 mesi) le vasche vengono riempite mentre il processo di evaporazione è in corso fino a quando la vasca è vuota (8-9 mesi) e i rifiuti solidi rimasti possono essere rimossi. Le vasche/stagni di evaporazione molto spesso non sono della misura adatta e le acque di vegetazione possono fuoriuscire contaminando il suolo e le acque di superficie o profonde ma anche attività quali l’agricoltura e l’allevamento praticate nelle vicinanze. Il fondo delle lagune non è impermeabile (non vengono utilizzati geomembrane o altri materiali protettivi) e perciò, dal momento che in Grecia e in altri Paesi mediterranei si verificano fenomeni di tipo carsico, esiste un rischio molto elevato di contaminazione di corpi idrici e di profili di suolo profondi. I frantoiani pompano spesso le acque di vegetazione in eccesso per prevenire fenomeni di esondazione e le usano come fertilizzante trasferendole agli oliveti vicini. Anche le sanse vengono impiegate come fertilizzanti. Dato che i proprietari hanno bisogno di svuotare le lagune dai residui solidi rimasti e non hanno possibilità di trattarli o compostarli, li riversano così come sono all’interno degli oliveti. Tale pratica incontrollata ha causato severi danni agli alberi irrigati con acque di vegetazione o fertilizzati con sanse ed anche alla qualità del suolo.

Dal momento che nell’area del Mediterraneo esistono molti frantoi, esistono di conseguenza molte sorgenti di inquinamento per il suolo o le acque e in considerazione delle particolari caratteristiche e proprietà dei reflui oleari, c’è la necessità di studiare i siti sospetti di contaminazione, catalogarli come contaminati e mettere in atto misure per il recupero e la protezione futura. Ciò è possibile solo attraverso lo sviluppo di una strategia/politica a livello nazionale, che includerà la creazione di un inventario nazionale dei siti contaminati e delle azioni che devono essere intraprese contro l’inquinamento dei suoli e delle acque. Da questo punto di vista il riuscito completamento del progetto porterà benefici significativi alle nazioni coinvolte così come ad altri Paesi produttori europei e mediterranei. Nello specifico il progetto contribuirà all’implementazione della “Soil Thematic Strategy” fornendo alle autorità il sapere scientifico, tecnologico e metodologico per identificare e studiare i siti sospetti di contaminazione, per riconoscerli come tali e, nel caso,  suggerire e mettere in atto tecnologie integrate per il miglioramento/recupero dei suoli contaminati. Questi strumenti saranno utilizzati da parte delle autorità nel medio e lungo periodo per azioni riguardanti politiche  di conservazione e risanamento. Inoltre il progetto promuoverà le migliori pratiche agronomiche adottabili, il miglioramento della conoscenza e la divulgazione e lo scambio di informazioni.