Smaltimento

 

I termini utilizzati per indicare i reflui oleari non sono nè standardizzati nè unici all'interno di ogni singolo Paese. Ciò causa confusione nelle pubblicazioni che rende a sua volta difficile identificare chiaramente i particolari prodotti di scarto interessati. Il termine spagnolo per reflui oleari è alpechín; il nome alpechín deriva dal latino faecinus e allude proprio alle proprietà degli prodotti "ultimi". Altri termini spagnoli utilizzati quali murga, morga o amorca così come il termine francese margine derivano dal latino amurca, che siginifica "succo puzzolente". In italiano si utilizza il termine acqua di vegetazione, mentre il bacino coperto all'interno di un frantoio (solitamente sotto terra) al'interno del quale sono stoccate le acque di vegetazione, è chiamato inferno. I Turchi hanno denominato tali rifiuti  kara su o "acqua nera" a causa della sua apparenza; gli Arabi la chiamano zubar, e i Greci liozumia o "succo di olive" (a Creta il nome utilizzato è katsigaros).

 

Pratiche attualmente impiegate per la gestione dei reflui oleari derivanti dalla lavorazione delle olive.

 

Spagna

Circa il 75–80% della produzione annuale di olio di oliva in Spagna proviene dalla regione dell'Andalusia, dove è localizzata la maggiorparte dei 1700 frantoi attivi in Spagna. Fino al 1980, la maggiorparte dei frantoi era del tipo tradizionale a pressa e venivano utilizzati dei bacini di evaporazione per lo smaltimento dei rifiuti liquidi. All'inizio degli anni 1980 il sistema di estrazione a 3 fasi iniziò a diventare preponderante. Nel 1982 una legge proibì lo smaltimento dei reflui nei fiumi e introdusse dei sussidi per la costruzione di stagni di accumulo che facilitassero l'evaporazione durante il periodo estivo. Furono costruiti circa 100 stagni di evaporazione che contribuirono a migliorare la qualità dell'acqua ma crearono problemi legati al cattivo odore che si spandeva nell'aria. Nel 1992 fu introdotta in Andalusia il sistema di estrazione a 2 fasi. Oggi quasi tutti i frantoi in Spagna utilizzano questo tipo di estrazione (centrifuga a 2 fasi). Il processo dà origine ancora a dei reflui, ma gli stagni di evaporazione presenti sono più che sufficienti per gestirli.  Dal momento che i frantoi hanno iniziato ad utilizzare acqua riciclata ci si può attendere una chiusura degli stagni di evaporazione. Comunque il residuo semi-solido derivante dall'estrazione a 2 fasi ha raggiunto un volume di più di 4 milioni di tonnellate/anno e sono stati compiuti molti sforzi per trovare una soluzione per la loro gestione. Una delle opzioni sembra essere l'estrazione dopo disidratazione e l'utilizzo del residuo solido finale (estratto) come carburante semi solido. Oggi circa 800.000 tonnellate di questo tipo di rifiuti vengono esportate.

 

Italia

In Italia 5000–6000 frantoi sono attualmente operativi e utilizzano in gran parte la tecnologia di estrazione per pressione o centrifuga a 3 fasi. L'Italia è l'unico Paese produttore di olio di oliva che si è dotato di una legislazione speciale che regola lo smaltimento e/o il riutilizzo dei rifiuti oleari. La distribuzione su terreno agrario è regolato dalla legge no. 574 del 11/11/1996 relativa ad acque di vegetazione e sanse. La distribuzione delle acque di vegetazione può avvenire previa richiesta di autorizzazione al comune in cui si trova il frantoio in seguito a compilazione della modulistica necessaria comprendente una relazione di tipo agronomico che metta in risalto le modalità, la localizzazione e i tempi di smaltimento dei reflui. Uno schema riguardante lo smaltimento dei reflui in Italia è reperibile qui.

 

Grecia

Circa il 70% dei frantoi greci sono di tipo centrifugo a 3 fasi e il resto di tipo classico (a pressione) o una combinazione dei metodi. In più esistono circa 40-45 (attivi solo 32) impianti per l'estrazione di olio di semi, più di 200 aziende attive nel settore dell'imballaggio e circa 25 raffinerie. C'è solo un modesto numero di frantoi che utilizzano il sistema di estrazione centrifugo a 2 fasi. Alcuni produttori hanno provato questa tecnologia ma hanno dovuto abbandonarla dal momento che non esistevano alternative valide per la gestione dei reflui derivanti dall'estrazione a 2 fasi mentre gli impianti di estrazione non sono in grado di gestirla e pertanto non la accettano. In Grecia non esiste una specifica regolamentazione per lo scarico delle acque di vegetazione. Le prefetture all'interno delle quali si produce olio di oliva hanno i propri obblighi di smaltimento e, in base all'esperienza e ai risultati di attività di ricerca, incoraggiano differenti approcci per la gestione dei rifiuti. Ad esempio la Prefettura di Lesvos ha definito che le acque di vegetazione devono essere pretrattate con calce prima dello smaltimento in ambiente naturale. Comunque questa soluzione non è stata supportata nel tempo e i frantoiani si sono visti riconoscere l'estensione del permesso di operare in questo modo per 2 anni.  La Prefettura di Chio ha deciso di costruire degli stagni aperti abbastanza grandi per contenere l'intera produzione delle acque di vegetazione prodotte in una stagione colturale. 12 frantoi dei 14 dislocati sull'isola smaltiscono i reflui all'interno di questi stagni. La Prefettura di Samos  ha riconosciuto a tutti i frantoi un'estensione di 2 anni riguardante il permesso ad operare in base al metodo attuale. Intanto si lavora per valutare un tipo di metodo di trattamento su scala reale all'interno di un frantoio a Samos.  Tale metodo, proposto dal Prof. Georgacakis D. dell'Agricultural University di Atene, include inizialmente il pretrattamento/frazionamento delle acque di vegetazione attraverso sedimentazione naturale. Poi viene condotta una gestione separata delle frazioni risultanti. Una conclusione tratta dall'attività di ricerca è che non esiste un'unica soluzione tecnica che possa assicurare un livello soddisfacente di efficacia di trattamento il cui costo di applicazione sia allineato con la media di ogni frantoiano. In altre zone del paese vengono impiegati stagni di evaporazione eventualmente dopo neutralizzazione con calce. In pratica, però, i reflui vengono smaltiti all'interno di torrenti (58%), nel mare e nei fiumi (11,5%) o nel suolo (19,5%).

 

Turchia

Anche in Turchia non esiste una specifica legislazione in merito allo smaltimento dei reflui oleari. Le leggi turche in merito al controllo della contaminazione dell'acqua sovrintendono alla protezione delle risorse idriche e impone standard per gli scarichi sia per i comparti ambientali che ricevono i reflui sia per i reflui in uscita dai frantoi. Il principale ostacolo ad uno smaltimento sicuro delle acque di vegetazione è rappresentato dalle dimensioni e dalla dispersione dei frantoi all'interno di una vasta area geografica. Relativamente ai rifiuti solidi il Ministero dell'Ambiente turco ha permesso la combustione delle sanse secche soltanto per i frantoi che hanno iniziato la propria attività nel 2003 imponendo certi limiti di rispetto relativi all'emissione di gas.  

 

Tunisia

In Tunisia un modo comune di gestire i reflui consiste nel convogliarli dai frantoi ad un punto di raccolta centralizzato per poi scaricarli all'interno di una laguna costruita ad hoc. Qui il volume viene ridotto grazie all'evaporazione a patto che il fondo della laguna sia stato sigillato (in questo modo prevenendo una potenziale contaminazione delle acque di falda); questo può rappresentare un metodo ragionevole per contenere il problema. Recentemente nell'area di Sfax è stato costruito un nuovo impianto in grado di raccogliere le acque di vegetazione. Sono state costruite 4 lagune con un'area totale di 50 ha e una capacità totale di stoccaggio di 40.000 m3. Un costo di 7 dinari turchi per tonnellata di acque di vegetazione viene applicato come tassa per il ritiro del materiale.

 

Portogallo

In Portogallo ci sono circa 1000 frantoi la maggiorparte dei quali usano il tradizionale processo di estrazione discontinuo, sebbene nel corso degli ultimi anni alcuni frantoi abbiano introdotto sistemi centrifughi continui. Il settore dell'olio di oliva è stato oggetto di interventi specifici a partire dal 1997 fino al 1999 con la stipulazione di un accordo. Sia il Ministero dell'Ambiente che quello dell'Agricoltura sono stati coinvolti con la collaborazione tecnica di un'Università che ha condotto una caratterizzazione completa del settore produttivo, ha studiato le soluzioni per la gestione dei reflui e ha condotto un'analisi costi/benefici per la loro implementazione. I frantoi sono soggetti a monitoraggio in base agli accordi e alla nuova legge che è stata approvata (regolamenta l'uso irriguo delle acque di vegetazione, stabilisce i termini di esclusione delle sanse come "rifiuto" e la selezione di campioni per la caratterizzazione delle emissioni). L'uso delle acque di vegetazione a scopo irriguo è regolato in modo simile a quanto accade in Italia. Specificamente i limiti per la distribuzione sul suolo delle acque di vegetazione sono:  50m3/ha/anno per i reflui derivanti da impianti di estrazione discontinui tradizionali e 80m3/ha/anno per quelli derivanti da impianti di estrazione continui a 3 fasi; a distanza di almeno 200 m dalle abitazioni; su terreni non coltivati al momento dello spandimento;  dove non ci sia pericolo di contaminazione delle acque di falda. Ne è altresì vietato lo scarico in acque superficiali e nel mare.

 

Francia

La produzione annuale proviene da 4 regioni: Provence-Alpes-Cote d’Azur (61%), Languedoc-Roussillon (17%), Rhone Alpes (12%) e  Corsica (10%). In Francia ci sono più di 25.000 produttori di olive e 152 frantoi e cooperative. La distribuzione sul terreno è la pratica più utilizzata per lo smaltimento. La creazione di bacini di evaporazione è stata incoraggiata quale tecnica di smaltimento alternativa. La costruzione di un bacino di evaporazione è finanziata fino al 30% dalla Agenzia dell'Acqua oppure in misura superiore grazie al contributo delle regioni o dei dipartimenti. Le norme di costruzione dei bacini di evaporazione sono regolate da un decreto ministeriale riguardante il controllo dell'inquinamento degli effluenti di natura agricola  (JO 21/03/2002).

 

Cipro

A Cipro esistono circa 35 frantoi con una capacità di 1000 tonnellate di olive all'anno e producono circa 7.500 tonnellate di olio all'anno. A causa delle piccole dimensioni dei frantoi è impossibile pensare che ogni frantoio abbia le sue strutture per lo smaltimento dei reflui. Dal momento che tali strutture sono PMI non devono conformarsi ai Valori Limite di Emissioni (EVLs) riguardanti il trattamento die reflui. La pratica più utile è lo stoccaggio delle acque di vegetazione in bacini artificiali seguito da evaporazione (circa 550 mm all'anno). La maggiorparte degli impianti è situato nelle periferie dei villaggi. Non è permesso lo scarico nel mare o nei corsi d'acqua. Si stima che il 95% dei noccioli sia utilizzato per riscaldamento, l'85% delle acque di vegetazione sono accumulate in bacini o scaricate sul suolo e approssimativamente il 10% viene scaricato all'interno di impianti industriali per il trattamento.

 

Croazia

In Croazia esistono circa 4 milioni di alberi di olivo che ricoprono una superficie di 16.000 ha per il 94% fattorie private, lo 0,5% della superficie totale trapiantata e ci sono circa 41.000 olivicoltori. Negli ultimi anni la produzione annuale di olio di oliva varia tra 2000 a 5000 tonnellate /anno. Ci sono 86 frantoi la maggiorparte dei quali utilizza la tecnica di estrazione a 2 fasi. Non esistono impianti per l'estrazione di olio di semi e le acque di vegetazione risultanti vengono di solito applicate al terreno come ammendante/compost.

 

Malta

Esistono ad oggi 5 frantoi operativi: 2 di questi hanno una capacità produttiva di 0,5 e 0,4 t/anno; quello più grande di 3,5 t/anno, mentre i 2 più piccoli di 0,15 t/anno ciascuno. Si stima che possano essere prodotte 1052 tonnellate di olio. E' pratica comune a Malta riciclare i rifiuti oleari prodotti. Le sanse sono lasciate essiccare e poi sono miscelate con letame per farne del compost e poi utilizzarlo come concime. Una certa quantità di questo materiale è compattato in forma cilindrica e avvolto in carta da giornale per facilitarne la disidratazione. Tale materiale è poi utilizzato come combustibile in alternativa al cippato. Le acque di vegetazione prodotte dagli impianti di tipo tradizionale  sono distribuite negli oliveti. In breve il settore dell'olio di oliva a Malta genera, a causa delle sue ridotte dimensioni, quantità relativamente ridotte di reflui che sono riutilizzati all'interno del medesimo settore.

 

(Fonte: M. Niaounakis e C.P. Halvadakis "Olive Processing Waste Management-Literature Review and Patent Survey", Waste Management Series No 5, Elsevier, 2° ed. 2006).

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Lo smaltimento dei rifiuti derivanti dall'estrazione dell'olio variano in base alle differenti tipologie di estrazione (testo in inglese). Vengono normalmente utilizzati l'evaporazione all'interno di stagni o tecniche più complesse (testo in inglese). Il seguente schema messo a punto dall'Istituto Tecnico Industriale "Leonardo da Vinci" di Firenze illustra i vari processi utilizzati per lo smaltimento dei residui di lavorazione dei frantoi (si fa presente che il sito è da intendersi per puri scopi didattici).